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Il cauto ottimista
Vorrei diventare un cauto ottimista perché ritengo che il pessimismo cosmico sia andato fuori moda. Se si è pessimisti cosmici bisogna stare attenti a dichiararlo, è giusto che la gente abbia voglia di ridere e cazzeggiare. Quando apro il telegiornale, l'angoscia sprizza da tutti i pori dello schermo: la faccia di Trump, la tristezza degli sfollati in Sicilia, omicidi e disgrazie senza soluzione di continuità. Ridere fa bene ma oggigiorno è diventato sempre più difficile. Sapete da quando non rido di gusto? Non me lo ricordo.
Yoko Ono diceva che per fare andare bene la giornata bisognerebbe al mattino sorridersi allo specchio. Così faccio, mi sorrido. Le cose si aggiusteranno da sole, la gente capirà di che pasta son fatto: un pessimista cosmico che si accinge a diventare cauto ottimista. La guerra in Ucraina finirà, il gelo si scioglierà e andremo tutti al mare appassionatamente. A Ferragosto faremo i falò in spiaggia per scacciare i brutti pensieri e l'amore ci bacerà con le sue labbra a cuoricino.
Poi mi farò una scorpacciata di musica leggera, anzi leggerissima. Da ragazzo ascoltavo spesso, anzi spessissimo un pezzo di Finardi dal titolo: "Le ragazze di Osaka". Pensavo che Finardi fosse volato laggiù in Giappone e si fosse sentito solo soletto sulle strade della metropoli asiatica e poi tra quelle ragazze con gli occhi a mandorla si fosse sentito meno solo perché lo guardavano con stupore. Invece la verità era un'altra, l'ho scoperto da poco: Eugenio scrisse quel brano per la figlia Elettra nata con la sindrome di Down. Una dedica meravigliosa e per questo comincio a sentirmi ottimista, ma cauto.